Agip sotto accusa per i suoi silenzi

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Con una brutale operazione ordinata dal governo nigeriano, il 13 aprile sono state rase al suolo da bulldozer centinaia di abitazioni e una chiesa di una bidonville, lasciando circa 5.000 persone senza casa. La motivazione è stata che l’insediamento abitativo era troppo vicino alle installazioni petrolifere della compagnia petrolifera italiana Agip, del gruppo Eni, a […]

Con una brutale operazione ordinata dal governo nigeriano, il 13 aprile sono state rase al suolo da bulldozer centinaia di abitazioni e una chiesa di una bidonville, lasciando circa 5.000 persone senza casa.

La motivazione è stata che l’insediamento abitativo era troppo vicino alle installazioni petrolifere della compagnia petrolifera italiana Agip, del gruppo Eni, a Port Harcourt, nel delta del Niger.

Lo riferisce l’Unrepresented Nations and Peoples Organization (UNPO), con sede in Olanda.

Le attività di demolizione di quella che era nota come Agip Waterside, erano iniziate in febbraio ma erano state poi sospese, in seguito alle proteste degli abitanti, che si trovano in quell’area dal 1998, senza essere stati ostacolati dalle autorità.

Non è previsto alcun risarcimento per gli sfollati, né alcuna sistemazione alternativa.

Un giornalista e un cineoperatore dell’Australian Broadcast Corporation (ABC), Eric Campbell e Ron Folley, che avevano chiesto di poter filmare l’intervento dei bulldozer, sono stati arrestati dalla polizia e rilasciati dopo due ore.

Alcuni attivisti e residenti di Agip Waterside sospettano che la demolizione sia stata richiesta dall’Agip per potersi espandere, ma la compagnia nega qualsiasi coinvolgimento.

Secondo quanto riferisce UNPO, il portavoce di Agip in Nigeria, Tajudeen Adigun, ha dichiarato: “Non siamo informati di alcuna demolizione di case vicino alle nostre sedi di Port Harcourt. Ignoriamo se stanno avvenendo delle demolizioni e non abbiamo alcun ruolo in questo”.

Dopo l’inizio delle demolizioni in febbraio, Anyakwe Nsirimovu, dell’Institute for Human Rights and Humanitarian Law, aveva stigmatizzato il silenzio della Nigeria Agip Oil Company affermando: “Facciamo appello all’Agip affinché dimostri che le sue affermazioni, secondo cui è una compagnia socialmente responsabile, abbiano qualche significato di fronte alla creazione di migliaia di rifugiati davanti alla sua porta di casa. In assenza di azioni, prenderemo ogni iniziativa immaginabile per informare i proprietari e i clienti di Agip sulla posizione dell’azienda in questa vicenda”.

Nel marzo 2004 Eni è stata esclusa dagli indici per l’investimento socialmente responsabile FTSE4Good, perché non soddisfaceva i nuovi criteri sui diritti umani decisi l’anno precedente da FTSE4Good.

I nuovi criteri riguardavano due gruppi di imprese a maggior rischio: quelle operanti nel campo delle risorse naturali, come petrolio, gas e miniere, e quelle che hanno una significativa presenza in Paesi con particolari problemi di rispetto dei diritti umani.

In particolare, alle società del settore estrattivo veniva richiesto di chiarire la loro posizione sui diritti delle popolazioni indigene e sull’utilizzo di servizi di sorveglianza armati per il controllo di impianti e infrastrutture.

Tratto da: www.rsinews.it


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Inserito da: Marcello Paolocci ([email protected])


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